C’è un punto, salendo verso Atri, in cui il paesaggio si spacca all’improvviso: le colline si aprono nei calanchi, quelle creste d’argilla scavate dal tempo e dall’acqua che sembrano un piccolo deserto affacciato sull’Adriatico. È da qui che comincia la meraviglia di uno dei borghi più affascinanti d’Abruzzo, in provincia di Teramo, a un passo dal mare eppure sospeso in un’altra epoca.
Atri ha origini antichissime: la sua Hatria romana ha dato, secondo la tradizione, il nome alla famiglia dell’imperatore Adriano e persino al mare Adriatico. Camminare nel centro storico significa perdersi tra vicoli stretti, piazzette silenziose e palazzi nobiliari di pietra chiara, con lo sguardo che ogni tanto si apre sulle campagne sottostanti.
La Cattedrale e il suo tesoro
Il cuore del borgo è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, con una delle torri campanarie più alte d’Abruzzo. Ma è dentro che si nasconde la sorpresa: l’abside custodisce uno straordinario ciclo di affreschi quattrocenteschi di Andrea De Litio, un capolavoro che è valso ad Atri il soprannome di “piccola Cappella Sistina” abruzzese. Accanto, il Museo Capitolare conserva opere e oggetti sacri di grande valore.
Tra liquirizia, palazzi e sotterranei
Atri è da secoli legata alla liquirizia: una tradizione che risale al Medioevo e che ancora oggi si respira nelle botteghe del centro, dove acquistarla in mille forme. Da non perdere il Palazzo dei Duchi Acquaviva, la Villa Comunale dei Cappuccini con il suo belvedere sul paesaggio, e la sorprendente Atri sotterranea, fatta di cisterne romane e grotte visitabili con visite guidate. Prima di ripartire, concedetevi una fetta di Pan Ducale, l’antico dolce alle mandorle simbolo della città.
Un consiglio
Tenete il tramonto per i calanchi: la luce radente accende l’argilla di ocra e oro, e in pochi minuti capirete perché questo angolo d’Abruzzo resta addosso a lungo dopo essere tornati a casa.



















